Ristorante al Convento … la generosità!!!

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Percorro i tornanti della costiera e torno criaturo,  mi rivedo affacciato al finestrino della 1100 blu metallizzato di mio padre a scrutare l’infinito del mare mentre lui, serio ed impettito, affronta le curve che si susseguono. Di tanto in tanto guarda mia madre,  che col suo elegante vestito a fiori, pare una turista tedesca intenta ad acchiappare anche il più flebile raggio di sole. Erano soliti fantasticare su quale villa si sarebbero comprati ed ogni volta ne sceglievano una diversa e puntualmente ci si fermava davanti ad un cancello o portone e mia mamma esclamava “ecco qua siamo arrivati… papà prendi le chiavi”.

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Torno criaturo quando arrivo al porticciolo di Cetara e mi sporgo a guardare l’instancabile movimento delle onde che si infrangono sulla massicciata o semplicemente per scorgere la presenza di qualche pesce. Poi non resisto e mi precipito a cercare una pietra piatta sulla spiaggia per farla saltare a pelo d’acqua….e Rossella mi guarda quasi basita dalla spianata.

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Torno criaturo quando oltrepasso la porte del Convento e mi siedo ad uno dei suoi tavoli. Ricordo ancora la prima volta che ci sono stato, era appena nato Giulio, ad accogliermi fu Pasquale, chef ed icona del ristorante, il quale, con la sua faccia paciosa,  ci fece accomadare in terrazza ad uno dei tavoli con affaccio sulla antistante piazza San Francesco all’ombra della chiesa e di quello che fu un convento ed oggi è una cattedrale del gusto e della tradizione gastronomica della costiera amalfitana.

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L’antipasto di mare era composto per lo più dai prodotti del suo paese … le alici. Subito la mia attenzione si focalizzò sulle impanate con in mezzo la provola … sembravano identiche a quelle che mi preparava mia nonna quando ero piccolo. Con tanta pazienza le sfilettava le impanava, imbottiva e friggeva …. perchè sapeva che era l’unico modo per farmi mangiare un poco di pesce!!!

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Alla volta successiva Pasquale, ci prese da parte e ci disse “vi devo fare assaggiare una cosa” e ci preparò delle fette di pane leggermente bruscato con un velo di burro ed un filetto di alice dissalato…. Ed io ma tu lo sai che questa era la merenda che mi preparava mia nonna nei pomeriggi d’estate!!! La vedo ancora in piedi davanti al tavolo ad imburrare le fette ed a scegliere i filetti di alici che da li a poco sarebbero stati divorati dai suoi nipoti.

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Stavolta invece sono tornato criaturo per l’insalata che mi è stata servita, loro la chiamano … la misticanza. Mia nonna, ogni tanto, tornava dal campo con un mazzetto di foglioline: erbe aromatiche miste a spontanee, roba che sapeva riconoscere solo lei. Una bella lavata la serviva con un battuto di olio, aceto ed alice salata sminuzzata. L’insalata che mi hanno servito come contorno alla frittura di paranza era molto simile a quella ed io l’ho trovata buonissima. Ancora adesso, che sto scrivendo queste 2 righe,  mi chiedo: ma avranno utilizzato la colatura per condirla?

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Pasquale e la sua famiglia sono delle persone generose, amano condividere con tutti la loro ricchezza. Ricchezza fatta di mani sapienti e tradizione che da centinaia di anni trasformano materie prime uniche nel loro genere in qualcosa di straordinario. Ed invece di tenersi tutto  per loro amano condividerla. Di cosa sto parlando? Parlo delle famose alici di Cetara, che vengono salate e messe in vasetti. Parlo della colatura di alici, prodotto quasi taumaturgico fatto solo a Cetara e che in una goccia racchiude tutto lo iodio e la sapidità che solo il mare può contenere. Se a questo aggiungiamo che il pane è quello di Matera e che il burro viene direttamente dalla Francia e sono stati selezionati entrambi appositamente per sposarsi a pieno con il loro tesoro, capirete che qui non si parla più di semplice pane, burro ed alici.

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Se siete arrivati a questo punto immagino che sarete curiosi di sapere cosa abbiamo mangiato :). L’antipasto era un piatto con il famoso pane, burro ed alici, il carpaccio di polpo e di tonno, le alici impanate e quelle marinate.

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Per primo la genovese di tonno con le candele spezzate.

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La bellissima frittura di paranza, accompagnata dalla misticanza.

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La ricotta e pere….giuro null’altro :D.

Ah comunque … Alla fine sono giunto ad una conclusione, le nostre nonne si dovevano per forza conoscere …  tre indizi fanno una prova!!!!

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