Osteria la Mattonella …. L’eterno dilemma!!!

Napoli è sempre stata crocevia di culture, ha subito dominazioni e le ha addolcite a suo modo. La cucina napoletana è figlia di quella francese, araba e spagnola. Quest’ultima è fonte di innumerevoli discussioni con uno dei miei più cari amici, per l’appunto spagnolo. Ogni piatto, ingrediente ha il suo corrispettivo spagnolo e qui inizia il nostro contendere …. Siamo stati noi ad adeguarci alle tradizioni gastronomiche spagnole o semplicemente sono loro che hanno imparato da noi ai tempi della dominazione? E’ nato prima l’uovo o la gallina? Ma la cosa sorprendente, e che ci fa sempre sorridere,  è che 2 persone a migliaia di chilometri di distanza hanno così tanto in comune, come se fossero nati nello stesso quartiere o città.

Anche questa volta ci siamo ricascati …A pranzo alla Mattonella gli invio una foto delle polpette al ragù che ero in procinto di mangiare e dopo qualche minuto, lui puntuale, mi risponde …”Albondingas en salsa de tomate”,  non mi sono arreso e gli rispondo che non si tratta di semplice salsa di pomodoro … è RRAU’, una cosa che solo i napoletani possono capire. Io sono stato fortunato ho avuto delle nonne che si alzavano alle 5 del mattino per farlo pippiare fino a quando non sarebbe diventato sua maestà ‘o rraù. La domenica non era domenica se non vedevo uscire dalle cannule degli ziti spezzati, rigorosamente a mano, il fumo del ragù caldo. Fortunatamente, oggi ho una suocera che lo sa preparare :D….mia madre non tiene pazienza!!! Tutto questo per dirvi che ‘o rraù a Napoli è una cosa seria e non può essere licenziato come semplice salsa di pomodoro. A Napoli ci sono posti in cui questi piatti della tradizione si preparano da generazioni, ed il tempo si è fermato….uno di questi è l’Osteria la Mattonella. Qualcuno sostiene che dopo la tragica e sfortunata morte del proprietario, Peppino Marangio, l’osteria ha perso la sua anima, ma io dico che la sua presenza si sente ancora.

Le foto di Totò e Peppino, la sua chitarra appesa al muro e chiaramente un quadro che lo ritrae, posto difronte all’entrata come a guardia degli avventori.

Le osterie “storiche” andrebbero tutelate come patrimonio nazionale per la loro funzione di custodi delle tradizioni, baluardi eretti a protezione del passare del tempo e della scomparsa delle stesse.

Il nostro pellegrinaggio inizia dalla parte chic di Napoli, passeggiando per il salotto buono, prima via Calabritto, poi piazza dei Martiri e subito dopo via Chiaia fino al suo ascensore che porta a via Nicotera sede dell’osteria. Ma non è ancora ora di pranzo e decidiamo di allungarci per andare a prendere un tè da Gambrinus e godere della bellezza della sua bellissima sala, è come entrare in un museo,  ed il prezzo per il servizio al tavolo è il biglietto di ingresso.

Un poco di struscio alla galleria “Umberto I” e ti accorgi che Napoli è tutto un cantiere tra metropolitana e restauri vari, ma sotto il vestito sciatto dei ponteggi pulsa ancora il suo cuore e la bellezza di una città unica nel suo genere. Poco più in la a via Toledo c’è palazzo Zevallos Stigliano con la mostra “L’ultimo Caravaggio” e li davanti al “Martirio di Sant’Orsola” rimango rapito tanto da rasentare la sindrome di Stendhal.

Ma, ormai, si è fatta ora di pranzo e ripercorriamo il tragitto fatto qualche ora prima fino all’ascensore di via chiaia, che, ahimè, è chiuso e cinque rampe di scale ripide ci separano da via Nicotera e le affrontiamo con lo spirito di chi sa che alla fine del tragitto troverà la ricompensa. La strada è stretta e le macchine e motorini sfrecciano all’impazzata, ma poco più sopra già si intravede l’insegna.

La sala è minuscola e ci sono pochi tavoli uno accanto all’altro, come in tante altre storiche osterie di Napoli. L’ambiente è reso unico dalle famose riggiole che ricoprono quasi del tutto la stanza. Ad accoglierci la padrona di casa, che ci lancia una occhiata interlocutoria …. ma poi riprende subito a fare quello stava facendo.

La sala è intima e davvero bella, pochi tavoli con panche, le riggiole settecetesche sono uno spettacolo e resteresti ad ammirarle per ore. Sotto c’è un’altra sala con tanto di pozzo che sfocia in Napoli sotterranea. Ma la signora va di fretta per servirci e ci porta il menù, pochi i piatti, tutti della tradizione, noi, ovviamente optiamo per il ragù, anche se il piatto forte sembra sia la genovese …. pochi minuti ed il piatto fumante ci è servito, le porzioni sono abbondanti a discapito del prezzo e noi siamo contenti della nostra scelta.

Scelta azzeccata non si cambia e perseveriamo col ragù, stavolta è il turno delle polpette fritte affogate nel ragù, ma in questo caso devo dire che quelle di mia suocera sono più saporite, quelle di mia mamma, invece, potrebbero essere utilizzate come palle nei cannoni!!!

Per contorno una buonissima parmigiana ….. per un attimo mi ha ricordato quella che faceva mia nonna. Una parmigiana di campagna per gente che al ritorno dai campi aveva bisogno di cibo sostanzioso e saporito. Melanzane prima impanate e poi fritte e dopo messe nel ruoto ad alternare strati di provola e fior di latte, cotta nella cucina economica per ore ed ore…. e qualche volta quando mamma non guardava ci scappava pure qualche pezzo di salame per dento :D. Ma stavolta mi posso accontentare e me la spazzolo tutta accompagnando il tutto con il pane fragrante del coperto … la morte sua!!!

Nel frattempo nella cucina continuano a trafficare, stanno preparando l’antipasto per le 60 persone che arriveranno stasera, prima i panzarotti fatti con le patate e non con la fecola o scongelati. Poi è la volta dell’involtino di melanzana impanata. Si vede che qui il congelatore non sanno nemmeno cosa sia, la materia prima è fresca presa da fornitori selezionati e le verdure provengono direttamente dall’orto della fidanzata del proprietario… la qualità c’è e si vede, ma quello che più colpisce è la velocità e la sincronia con cui vengono preparati i piatti.

Mia moglie dichiara forfait, ma io voglio assaggiare i loro dolci che mi dicono sono all’altezza e mi faccio portare una porzione di babà dalla signora col piglio deciso, che nel frattempo si è sciolta e scambia 2 chiacchiere con noi….. il babà è fatto da una sua amica e vicino mi faccio portare un bicchierino di finocchietto e mentre lo consumo mi godo il simpatico siparietto tipico delle osterie di Napoli!!!!

Un cliente spazientito che fino a pochi minuti prima,  consumava in modo frugale e solitario il suo pasto, va di fretta per pagare e tornare al caos cittadino … e minaccia la signora di andarsene se non si sbriga. Napoli adda cagnà o nun adda cagnà, l’eterno dilemma che affligge i napoletani… ma io dico che Napoli è bella accussì!!!!!

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