‘O Barone… Gli Shokunin!!

Mai avrei pensato di trovare il concetto di Shokunin a Torre Annunziata e mai avrei pensato di trovarlo in una zeppola!!!

Shokunin non è solo la parola giapponese per definire un maestro artigiano. Assimilabile al napoletano ‘o masto, che si riferisce sia alla maestria nel fare una determinata attività ma, nel nostro dialetto, riferita anche al concetto di padrone. Il lemma nipponico è più sottile ed articolato, gli Shokunin sono quelle persone che, sin dalla loro nascita, dedicano la loro esistenza alla realizzazione di gesti preposti alla creazione di un prodotto, fino a rasentarne la perfezione. Ogni gesto, azione viene ripetuto, milioni di volte,  per rendere il prodotto unico nel suo genere!!!

Mani sapienti, che da generazioni, ripetono tutti santi giorni gli stessi gesti,  persone che consacrano la propria vita alla realizzazione di un prodotto, non esiste altro all’infuori della loro professione dove riversano ogni giorno (sabato, domeniche e festività comprese)  il proprio essere fino alla morte come ha fatto Ciccio ‘o Barone.

Adesso i suoi eredi continuano la tradizione, le mani si muovono veloci, prima vengono inumidite,  poi si preleva un piccolo pezzo di pasta dalla scafarea, che finisce, in un attimo,  nell’olio bollente e diventa un pezzetto di felicità…La felicità a 30 centesimi al pezzo!!!

Sin da che ero bambino il treruote piazzato all’annunziata era il mio albero della cuccagna. Ogni volta che ci si trovava nei paraggi era impossibile resistere. Non è facile descrivere il sapore dell’infanzia, ma ancora oggi, nonostante non ci sia più Ciccio ‘O Barone, per me è come fare un salto nel tempo. Non resisto, pur sapendo, non resisto… ad arraffarne una bollente dal sacchetto ed ad infilarmela in bocca, ustionandomi,  puntualmente, dita e palato. Prima il croccante della crosta con l’unto dell’olio ed i granelli di sale e poi il cuore morbido della mollica piena di caverne…e proprio in quel momento dalla mia bocca parte un “ahhhhh….” come quando si beve un bicchiere d’acqua gelata …. ed è in quell’istante che io…. ritorno bambino!!! Ed anche qui si ritorna al Giappone ed al concetto di Umami!!!

Non crediate che i panzarotti siano meno buoni, non ancora cotti sembrano tanti soldatini messi in fila in attesa di essere fritti sul fondo della stessa pentola dove galleggiano le zeppole… e qui ti accorgi che una sola persona non può stare dietro a tutto questo e ti rendi conto che c’è una intera famiglia che,  ogni giorno, da anni ed anni, seguendo le stesse regole, prepara le patate per formare altri bocconi di felicità!!!

Ciccio o Franchino, come tutti lo chiamavano,  è stato anche l’inventore dello zeppolone, una bomba atomica fritta. Due dischi di pasta cresciuta ed in mezzo 2 panzarotti già fritti, una volta ricoperti,  il tutto viene ricalato in pentola e fritto di nuovo … da provare almeno una volta nella vita!!!

Io lo ricordo ancora… anziano, che non riusciva a camminare,  tanto da dover essere sostenuto prima di raggiungere la sua postazione di lavoro e prendere la schiumarola in mano. Ritto di fronte al pentolone come una guardia svizzera con l’alabarda in mano e tutto bianco con la sua divisa con cappello. Sotto ai suoi piedi l’asfalto si era consumato tanto da fare un fosso, le mani di amianto e la faccia incartapecorita dalle troppe, tante ore passate al freddo ed alle intemperie…a fargli compagnia il pentolone di olio sobollente contenente i bocconi di felicità per i tanti avventori.

Questo è il concetto di shokunin e mai avrei pensato di trovarlo a Torre Annunziata!!!

**l’Immagine di Franchino è stata presa dall’articolo de lo strillone…. purtroppo non ne avevo una mia…. spero non me ne vogliate :D.

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