Le due facce della medaglia nella verde Irpinia…Cantina Lonardo VS i Feudi …..La Resilienza!!!

Oggi racconto dell’eterna lotta tra Davide e Golia, il piccolo che si appresta ad affrontare il gigante, due punti di vista diversi, due approcci distanti milioni di anni luce. Il primo simbolo di resistenza e resilienza, il secondo realtà internazionale immensa e simbolo di modernità. Due facce della medaglia….. lascio al lettore decidere quella che più gli è consona.

Sabato di Marzo, la giornata non promette bene, ma la voglia di aria fresca,  di vedere i prati verdi e le prime gemme sugli alberi è più forte. Voglio capire come le viti si stanno preparando a questo nuova annata, visto che quella passata è stata un completo disastro per l’uva e l’olio…. Voglio vedere co

me producono quel fantastico vino che è il Grecomusc, chiamo la Cantina Lonardo e la meta è decisa, direzione Taurasi, la culla del vino Irpino. Pian piano i paesaggi cittadini lasciano spazio prima a bellissimi prati verdi, che annunciano la primavera,  per poi trasformarsi in appezzamenti di terreno composti da filari di viti ordinati e coccolati. Di tanto in tanto si vedono tralci di viti solitari che non hanno la tipica potatura a cordone speronato ma quasi una forma ad alberello ed un diametro del tronco ben più grosso del normale. Sono viti che risalgono agli anni  ’40 ed alcune sono più che centenarie.

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Sono le famose viti a piede franco pre fillossera, quelle che non sono state impiantate su piede di vite americana e mi spiegano che te ne accorgi dal fatto che alla base non hanno quella specie di protuberanza dovuta all’innesto. Sono le cosiddette piante eroiche quelle che sono sopravvissute alla terribile peste che colpì le viti europee alla fine del XIX secolo e che ne provocò la distruzione della maggior parte. Qui in Irpina ce ne sono ancora ed io e la mia famiglia siamo andati a vedere come stavano… :D. Quando le ho viste mi è venuta quasi voglia di abbracciarle ma mi sono trattenuto pensando che mi avrebbero preso per pazzo. Perdonatemi, per me sono un monumento dell’umanità e dovrebbero essere tutelate come patrimonio dell’Unesco. Questa in foto è di proprietà delle famiglia Lonardo, come vedete non fanno parte di una agricoltura intensiva, la vite ha il suo spazio, le une sono piantate a notevole distanza dalle altre perchè fanno parte di un’altra epoca, il terreno non era dedicato alla singole monoculture, ma era necessario lasciare lo spazio per far crescere anche altro. Un’epoca in cui ai lati del terreno si mettevano gli olivi e sotto le viti si coltivava l’orto. Oggi ben poco rimane di quel passato e queste piante sono la testimonianza del tempo che fu!!!

La cantina è piccola e con molta semplicità e garbo ci accolgono in casa loro….sì perchè il sito produttivo è anche la loro casa. La cantina e lo stoccaggio delle bottiglie viene fatto sotto lo sguardo della famiglia che abita qualche metro più su.

Io l’ho soprannominata la cantina dei Prof., in quanto prima di tutto quelli che se ne occupano sono o sono stati professori. Il proprietario, ex prof di un liceo di Napoli, mi racconta che una volta all’anno per premiare i più meritevoli li invitava a passare qualche giorno in campagna con loro, chiedo perdono ai miei insegnanti, ma mi sarebbe piaciuto molto averlo come prof al Liceo.

La visita continua nelle cantine dove ci sono le botti dove matura il Taurasi.

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A me le botti trasmettono un senso di calma e tranquillità come poche cose al mondo. Sono la culla del vino che sarà!!! Che devo fare, mi sovviene la voglia di abbracciare pure queste, ma per pudore e per paura di essere preso per pazzo da mia moglie e dal proprietario, mi fermo a contemplarle. Mi dicono che il vino prodotto non subisce particolari trattamenti, i lieviti sono autoctoni e non sono selezionati, il vino messo in bottiglia senza filtrarlo.

Lasciamo l’odore del vino e del legno e si torna alla luce e chiedo se sono tutti terreni loro e qui mi viene fatta la rivelazione… No quelli al centro tra la nostra casa e la cantina sono coltivati dai Feudi e di risposta alla mia occhiata interrogatoria mi viene detto… Purtroppo li hanno messi in vendita ad un prezzo esorbitante e non abbiamo potuti acquistarli…. e queste parole, ancora,  mi risuonano nella testa… il più forte finisce sempre per mangiare il più debole…che amarezza!!!

Fatta la mia scorta di Aglianico, Taurasi e Grecomusc, mi ricordo che avevamo prenotato da Marennà, il ristorante stellato dei Feudi. Quasi mi vien voglia di disdire ma poi controllo l’ora e vedo che manca poco alle 14,00 e mi sa che non troveremo altro in giro e ci dobbiamo accontentare :). Ci inoltriamo tra le tortuose vie collinari sempre piene di filari e percorriamo i pochi chilometri che ci dividono…

Da qui in poi vi parlo dell’altra faccia della medaglia. Non siamo più in una cantina ma in una azienda che produce,  a detta del maitrè di sala,  tra i 3,5 milioni e 4 milioni di bottiglie l’anno, hanno controllate sparse in varie regioni di Italia e producono una gran varietà di vini. Non credo che la famiglia abiti nel sito produttivo, non è chiaro se utilizzano lieviti autoctoni, la cantina è visitabile il laboratorio no 🙂 . Hanno un enologo di fama internazionale proprietario di una cantina propria, un ristorante stellato ….Insomma come vi dicevo sono il Golia del vino Campano.

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L’azienda è recintata da alte mura che nascondono l’architettura moderna, appena entrati si viene accolti dal laghetto zen atto a refrigerare la bellissima cantina sottostante tramite un gioco di caduta d’acqua. Poggiati sulla cantina il negozio, il ristorante ed il roseto. Qui ai Feudi ne vanno molto fieri, figlio della tradizione francese di porre una rosa a capo di ogni filare, ce ne sono di tutti i tipi, dalle più comuni a quelle più inusuali.

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Siamo stati accolti come solo nei grandi ristoranti fanno, massima attenzione ai particolari e professionalità che sprizza da tutti i pori, appena seduti ci hanno portato l’acqua, un calice di Dubl e chiesto cosa volesse il piccolo in modo che fosse servito per primo. Giulio opta per una bella cotolettona e patatine servite in un bel coppetiello.

Ci viene servito un appetizer, e subito dopo il pane caldo, una intera pagnotta avvolta in un fazzoletto a ricordare i pranzi contadini di una volta….

IMG_0851_risultato IMG_0850_risultato IMG_0849_risultatoL’entré è un ricordo di ragout, fondo di salsa con spuma di caciocavallo podolico.

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Tartellette di broccoli ed alici salate, lollypop di caciocavallo.

L’antipasto è un fantastico battuto di carne tagliata magistralmente a punta di coltello con champignon, chiodini sott’olio e caprino.

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In abbinamento un bicchiere di Serpico, ce lo facciamo bastare anche per il secondo, un solo calice costa più di una bottiglia intera di Aglianico della Cantina Lonardo.

Per primo una zuppa con agnolotti, fagiole, no non è un errore :),  e castagne, davvero saporita, specialmente la nota di testa del rosmarino.

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Per secondo filetto con delle buonissime verdure e la sua brace.

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La brace è la vera sorpresa del piatto, cenere impalpabile che dona sapore di affumicato e completa la carne e le verdure.

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A seguire il pre dessert che rivela le origini siciliane dello chef, sorbetto di fichi d’india e brioche.

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Poi il dessert, per me una crostata di crema di latte e cacao, per Rossella la nuova caprese.

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ed infine le immancabili coccole finali, uno fra tutti dei macaron al caramello salato….buonissimi!!!

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Queste sono le 2 facce della medaglia, la prima custode delle tradizioni, della cultura contadina ed espressione cordiale di un mondo che pian piano va scomparendo. La seconda realtà aziendale molto radicata sul territorio che attira turisti da paesi lontani e cerca di trasmettere un modo nuovo di approcciarsi a questo fantastico territorio. Adesso sta a voi decidere quale di queste è più vicina a voi, io in cuor mio spero sempre che Davide abbatta il gigante Golia e che un giorno possa mangiare una bella marenna trai filari a piede franco.

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Le due facce della medaglia nella verde Irpinia…Cantina Lonardo VS i Feudi …..La Resilienza!!!

Oggi racconto dell’eterna lotta tra Davide e Golia, il piccolo che si appresta ad affrontare il gigante, due punti di vista diversi, due approcci distanti milioni di anni luce. Il primo simbolo di resistenza e resilienza, il secondo realtà internazionale immensa e simbolo di modernità. Due facce della medaglia….. lascio al lettore decidere quella che più gli è consona.

Sabato di Marzo, la giornata non promette bene, ma la voglia di aria fresca,  di vedere i prati verdi e le prime gemme sugli alberi è più forte. Voglio capire come le viti si stanno preparando a questo nuova annata, visto che quella passata è stata un completo disastro per l’uva e l’olio…. Voglio vedere co (altro…)

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